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Le bevande gassate aumentano il rischio di infarto, ecco lo studio

Le bevande gassate aumentano il rischio di infarto, ecco lo studio

L'elevato consumo di bevande gassate aumenta in maniera considerevole il rischio di infarto e di disturbi cardiaci. Lo rivela uno studio giapponese presentato al congresso della Società Europea di Cardiologia (ESC), che si svolge proprio in questi giorni nella capitale inglese, Londra. I dati della ricerca sui rischi legati all'alto consumo di bibite gassate si riferiscono all'All-Japan Utstein Registry, che ha campionato quasi 800.000 pazienti ed analizzato una mole impressionante di dati. Gli stessi dati indicano che limitare il consumo di bevande contenenti anidride carbonica in gran quantità, comporta un notevole beneficio per la salute dell'organismo umano. Le bevande gassate, insomma, aumentano il rischio di infarto, oltre a provocare altri danni al nostro organismo.

Queste le parole degli autori della ricerca svoltasi nel Paese del Sol Levante, ed in particolare di Keijiro Saku della Fukuoka University:
- Approfonditi studi epidemiologici hanno evidenziato una precisa correlazione tra il consumo di bevande gassate (i così detti soft drinks) e la percentuale riscontrata di malattie cardiovascolari e ictus. Le ricerche hanno inoltre sottolineato come l'assunzione costante di caffè e tè verde riduce nettamente questo tipo di disturbi ed il tasso di mortalità. Senza contare che l'uso smodato di bevande gassate aumenta considerevolmente il rischio di sindrome metabolica e di malattie cardiovascolari. Precedentemente a questo studio non era chiara la correlazione tra l'eccessivo consumo di "soda" e decessi dovuti a malattie cardiovascolari. Ora invece abbiamo un quadro più chiaro della situazione e della correlazione tra i vari elementi in gioco.

Lo studio della Fukuoka University ha analizzato molteplici fattori, incrociandoli tra loro. Sono stati presi in considerazione l'età e l'incidenza dell'arresto cardiaco, oltre ovviamente al consumo individuale di soft drinks negli anni compresi tra il 2005 ed il 2011 in ben 47 prefetture giapponesi. L'ampia ricerca ha preso in analisi 785.591 casi di infarto sottoposti a rianimazione, 435.064 dei quali (ben il 55,4%!) erano di origine cardiaca. Gli altri 350.527 (il 44,6%) erano invece di origine non cardiaca e comprendevano cause quali malattie respiratorie, tumori, malattie cerebrovascolari ed esogene.

Il lungo lavoro dei ricercatori ha portato a scoprire che la spesa per bibite gassate risulta associata in maniera chiara agli infarti di origine cardiaca, mentre non può essere in alcun modo collegata agli altri casi. Il consumo di altre bevande, come il latte fermentato, i succhi di frutta e di verdura, il tè e l'acqua minerale, non erano invece da associarsi in alcun modo ai casi di infarto.

E' lo stesso Keijiro Saku a chiarire ulteriormente il concetto:
- Il consumo di bevande contenenti anidride carbonica è associato in maniera pesante agli arresti cardiaci rilevati in Giappone; in particolare, l'elemento che risulta più dannoso è l'acido contenuto in tali bibite, in grado di recitare un ruolo da protagonista quando si parla di infarti. Tutti noi dovremmo limitarci nel consumo di questi dannosi prodotti. Il nostro corpo ed il nostro stato di salute generale ne trarrebbero enormi benefici, non soltanto per quanto riguarda gli infarti ma per tutta una serie di disturbi minori che tuttavia riducono la qualità e spesso la durata della nostra vita.

 

Scritto da Giacomo il 11 Agosto 2015 alle 11:20
 
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